Impronte di una fuga

6 Set

Quest’estate la storia dell’orsa KJ2 ha appassionato molte e molti di noi. Abbattuta per aver aggredito un uomo, la mammifera ha suscitato compassione, paura, pietà, impotenza, rabbia, rimestando nel cesto di tutte quelle emozioni e quei pensieri che proviamo a tenere in colonna e ben ordinati in un cassetto del nostro cervello bipede.

La storia di KJ2 è avvenuta poche settimane dopo la conclusione di un lavoro radiofonico realizzato da me e la mia amica e collega Giulia Nucci. L’abbiamo intitolato “Impronte di una fuga”, ed è un audio documentario di 25 minuti che racconta la storia delle mucche selvagge dei monti liguri. Scappate anni or sono da un allevamento, le vacche si sono presto adattate alla vita selvatica, destando scandalo e ammirazione da parte degli umani di quelle splendide vallate.

Ecco, per chi di voi si è appassionato all’orsa KJ2, per chi ha amato e ama i libri di Jack London, per chi sognava di essere un Mowgli cresciuto nella giungla… a tutte e tutti voi è dedicata questa storia di ribellione, libertà e coraggio.
Qui sotto il link per ascoltarla, e ancora più sotto, dopo il toro disegnato dall’amico Vittorio Giacopini, alcune informazioni in più su una vicenda che a me e Giulia ha fatto sognare per mesi. Buon ascolto e buona lettura!

 

Clicca qui per ascoltare l’audio documentario

 

 

 

 

 “Cosa è rapinare una banca al paragone di fondare una banca?”

Bertolt Brecht

 

 

 

Impronte di una fuga

Una storia di mucche in libertà

 

Ci troviamo tra le montagne liguri alle spalle di Genova. Qui sino a dieci anni fa  esisteva un allevamento di 66 mucche, realizzato grazie a finanziamenti europei e gestito impropriamente da un insolito imprenditore agricolo.

Nel settembre del 2010, a seguito di numerose denunce, la magistratura ordina il sequestro e le vacche sono trasferite in un altro allevamento. Nel corso dell’operazione però sette tra mucche e tori scappano e si disperdono nel bosco. Nel giro di pochi mesi le fuggitive si adattano alla vita selvatica, trascorrendo le giornate sulle montagne e facendo visita, di tanto in tanto, agli abitanti della zona, in cerca di acqua e cibo.

Nel corso dei mesi la vista di questi animali, ora  inselvatichiti, spaventa e inorridisce le persone che abitano quei luoghi. I primi danni cominciano a manifestarsi: campi di cavoli calpestati, recinti divelti, specchietti delle macchine piegati. Il disagio è sempre più diffuso, le proteste e le segnalazioni si moltiplicano, una decina di famiglie si unisce e porta avanti una denuncia supportata da un avvocato.

E’ il 7 maggio 2012 quando il magistrato decide di intervenire emanando un decreto di eliminazione. A distanza di cinque anni però le mucche continuano a godere della loro libertà. Gli abbattimenti si sono rivelati complicati:  i tori hanno acquisito vigore e sono refrattari anche ai più potenti sedativi, mentre le mucche hanno ormai un’agilità pari a quella dei caprioli.

L’audio documentario raccoglie le voci degli abitanti di Mele e Masone, delle istituzioni, della polizia provinciale e di chi in questi anni si è occupato di questo caso, per poi concludersi con le parole di un neurologo, Massimo Filippi. Da sempre attento al rapporto tra gli uomini e gli animali, Filippi ribalta il ragionamento e apre nuove finestre di riflessione: “Spesso non vediamo che esiste una violenza enorme, istituzionalizzata, mentre ci concentriamo su aspetti minori. Se vogliamo uscire dal degrado globale in cui ci troviamo, dobbiamo provare a ricostruire una nuova architettura sociale. E’ necessario realizzare un passaggio di frontiere”.

Impronte di una fuga
Una storia di mucche e libertà
Un audio documentario di Marzia Coronati e Giulia Nucci

Con le voci di Eraldo Minetti, Paolo Rossi, Enrico Piccardo, Massimo Filippi, gli abitanti e le abitanti delle valli tra Mele e Masone
Con le musiche di Dario Coletta e Gabriele Lungarella
Immagine di Vittorio Giacopini

 

 

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