Quale libertà dopo quale rivoluzione?

25 Set

freedom_arabic     In questi giorni tra amici e  colleghi c’è grande preoccupazione per quanto sta accadendo in Tunisia. Nejib Abidi, giovane cineasta tunisino e amico di Amisnet, l’agenzia di cui faccio parte, è stato arrestato a Tunisi insieme a sette amici. E’accaduto nella notte del 21 settembre e ad oggi ancora non si hanno notizie nè di lui nè dei suoi compagni. In un comunicato diramato dai colleghi di Radio Chaabi, emittente che Nejib aveva fondato, si apprende che gli otto ragazzi sono stati portati al commissariato di Bab Bhar, dove sono rimasti per circa dodici ore, dopodichè se ne sono perse le tracce.

Gli otto sono stati sempre in prima fila durante la rivoluzione del 2011 e nelle lotte per la libertà d’espressione. “L’attuale governo, che deve la sua nascita a tutti questi giovani e meno giovani che hanno superato le propria paura e deposto il dittatore durante la Rivoluzione, non ha nessuna riconoscenza verso il popolo tunisino e la sua gioventù attiva” si legge nel comunicato ”spoglia la nostra Rivoluzione e viola i nostri diritti. I nostri amici si battono ogni giorno per la libertà e la giustizia. Attraverso una scelta di vita che mira a far avanzare la nostra società, mostrano una sincera preoccupazione e attenzione nei confronti degli altri e soprattutto dei loro concittadini, disprezzati dal sistema”.”Siamo sconvolti nel vedere tutta questa ingiustizia che colpisce i giovani tunisini rivoluzionari, quando, al tempo stesso, membri del RDC vengono rilasciati, criminali escono dai tribunali con remissione di pena e la condizionale”.

Nel 2011, a seguito della cosiddetta primavera araba tunisina, ho insegnato italiano a una classe di giovanissimi tunisini arrivati da pochi giorni in Italia. Cavalcando l’onda dei disordini, si erano imbarcati – più o meno inconsciamente – alla volta del Vecchio Continente. Insieme a loro, io e Cecilia Noccioli abbiamo prodotto Oltremare, un audio documentario su quanto è accaduto in quei giorni e sulle aspettative per il futuro.

Nejib stava lavorando a un lungometraggio sulla questione dei dispersi, i ragazzi partiti alla volta della Tunisia durante la rivoluzione e di cui si sono perse le tracce. Il giorno prima del suo arresto, scrivono i compagni, uno dei due hard disk, contenente i rushs del suo documentario in preparazione, è stato rubato in casa, e i dati dell’altro sono stati definitivamente cancellati, dopo una formattazione. Un argomento anche a me molto caro, a cui io e Elise Melot abbiamo dedicato un’inchiesta che purtroppo è ancora aperta.

 

Aggiornamento al 27 settembre 2013: Nejib e altri tre compagni sono stati fatti uscire di prigione. Gli altri quattro sono ancora dentro con l’accusa di possesso di marijuana.

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